L'efficienza energetica di un edificio si costruisce in un ordine preciso: prima si riduce il fabbisogno agendo sull'involucro, poi si sceglie il generatore, infine si valuta la produzione da fonte rinnovabile. Invertire questa sequenza — installare una pompa di calore in un edificio disperdente, o un fotovoltaico prima di aver ridotto i consumi — porta a impianti sovradimensionati e a ritorni economici peggiori delle attese.
In questa sezione trattiamo entrambi i fronti. Sull'involucro, il cappotto termico e la sostituzione dei serramenti sono gli interventi con il maggiore impatto sul fabbisogno invernale. Sugli impianti, il cluster dedicato al fotovoltaico copre l'intero percorso: come funziona la tecnologia, quanto costa un impianto per taglia, come si scelgono i moduli e quale manutenzione richiede nel tempo.
Il criterio che seguiamo è il ritorno reale dell'investimento, non il risparmio teorico. Per il fotovoltaico questo significa ragionare sulla quota di autoconsumo più che sulla produzione nominale; per la pompa di calore, sulle temperature di mandata effettive dell'impianto di distribuzione. Sono i due parametri che separano una stima di vendita da una previsione attendibile.






